Apparentemente semplice
Un sito difficile da usare non manda via i clienti con un messaggio, li perde in silenzio.
Ciao ,
questa settimana durante una call con una potenziale cliente ho ricevuto un complimento che mi ha fatto riflettere.
“Mi piace questo sito che hai fatto perché è semplice.”
Poi si è corretta quasi subito: “apparentemente semplice.”
Aveva ragione. Dietro quello che sembrava un’interfaccia pulita c’era un sistema di noleggio con gestione degli ordini, delle disponibilità, dei prodotti e generazione automatica delle ricevute. Una macchina complessa, costruita per non sembrarlo.
Quella frase mi è rimasta in testa.
La complessità che non si vede
Quando un sito funziona davvero non ci pensi. Navighi, capisci cosa fare e arrivi dove vuoi in poco tempo. Non hai bisogno di capire la logica che c’è sotto, né il lavoro che l’ha resa invisibile.
Questo è il traguardo di un buon progetto digitale: l’utente non ha bisogno di accorgersi di quanto sia difficile quello che sta facendo.
Il problema è che molti siti fanno il contrario. Mostrano la complessità invece di nasconderla. E l’utente la paga.
Qualche giorno fa, l’Agenzia delle Entrate
Ho usato il portale dell’Agenzia delle Entrate per gestire dei contratti di locazione. Rispetto ad anni fa è migliorato — e va detto — ma mi sono scontrato comunque con una serie di problemi che vedo spesso anche su siti privati.
Campi obbligatori non segnalati.
Te ne accorgi solo quando provi a inviare il modulo e ti ritrovi con una lista di errori. Non è un dettaglio: significa che hai già perso il filo di quello che stavi facendo.
Nessuna anticipazione del processo.
Stai inviando un contratto, ma non sai se quello che stai facendo è una bozza o un invio definitivo. Se ci saranno altri step. Se potrai tornare indietro. Per un documento legale, questa incertezza è particolarmente pesante.
Caricamento degli allegati.
Se il formato non è valido, vieni reindirizzato a uno strumento esterno dove devi ricaricare il file, scaricarlo nella versione corretta e tornare al modulo iniziale per rifarlo. Tutto sullo stesso sito, che tecnicamente avrebbe potuto convertire il file in autonomia. Tre passaggi in più per un problema che poteva non esistere.
Sono piccole cose, prese singolarmente.
Insieme, costruiscono un’esperienza stressante.
L’errore che si ripete
Lavorando su un sito capita che alcune di queste situazioni non vengano viste subito come problemi di usabilità. Vengono interpretate come la normalità.
“Tanto le istruzioni ci sono.”
“Gli utenti ci fanno l’abitudine.”
“È così che funziona il nostro settore.”
Ma un utente confuso non chiama l’assistenza. Non manda un’email. Chiude la finestra.
E tu non lo saprai mai.
Cosa significa fare un sito semplice
Indicare i campi obbligatori prima dell’invio, non dopo. Spiegare in anticipo quanti step ha un processo. Gestire in autonomia i formati dei file caricati, senza rimandare l’utente da qualche altra parte.
Nessuna di queste cose è difficile da implementare. Richiedono attenzione ma non serve chissà quale tecnologia avanzata.
La differenza tra un sito che sembra semplice e uno che lo è davvero è tutta nell’aver pensato a cosa prova chi lo usa, prima di costruirlo.
Apparentemente semplice è un risultato, non un punto di partenza.
Il tuo sito com’è, visto dall’altra parte?
Link utili, selezionati a mano
Rilevatore di fuffa
Andrea Colamedici ha condiviso LinkedIA, un piccolo strumento per rilevare e correggere le chiacchiere inutili sui post LinkedIn (ma non solo). Un bell’esercizio, da provare.
Parla, non scrivere
Wispr Flow si integra con qualsiasi applicazione per trasformare in testo scritto tutto quello che dici a voce. Può velocizzare il lavoro, a patto di non stare in un open space.
Lo sviluppo, oggi
Windsurf è uno strumento che lavora come un programmatore al tuo fianco, capace di capire progetti interi e automatizzare gran parte dello sviluppo.
Siti veloci
WP Compress è un plugin per WordPress che ottimizza le immagini: è un complemento interessante a soluzioni come WP Rocket.
Design sostenibile
SUX - Sustainable UX Network è una community con materiale e iniziative per il design sostenibile. Il focus si sposta dal singolo utente all’ambiente e all’intera umanità.
In conclusione
In questo periodo sto seguendo diversi progetti in parallelo.
Alcuni richiederanno qualche mese di lavoro, ma non vedo l’ora di condividere i risultati non appena avrò finito.
Intanto ho finito di migrare tutto sul mio nuovo Macbook Pro: ci ho messo un po’ perché ho deciso di ripartire da zero senza usare il comodo assistente migrazione Apple. Era arrivato il momento di un po’ di pulizie.
Ho comprato anche un caricabatterie Anker da 100W che fa il suo dovere ad un ottimo prezzo.
A presto,
Tommaso
tomstardust.com
#quoteoftheday
Ho scritto una lettera lunga perché non avevo tempo di scriverne una più breve.
Blaise Pascal
L’ultima newsletter ha avuto un open rate del 38%. Il link più cliccato è stato atipo foundry, collezione di font eleganti.
Ti è piaciuta questa newsletter? Fammelo sapere!




L'esempio dell'Agenzia delle Entrate è perfetto perché tocca tutti: quel portale ti costringe a pensare come pensa il sistema, non come pensi tu. E questo è il punto vero. La semplicità non è togliere funzioni, è togliere attrito. Chi progetta interfacce dovrebbe partire da una domanda sola: quante volte l'utente si ferma a chiedersi "e adesso?". Se la risposta è più di zero, c'è lavoro da fare.